INTRODUZIONE

La Carta costituzionale è rivolta alla tutela dei diritti della persona:

– Art. 3 “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale (…) senza distinzione (…) di condizioni personali e sociali”;

– Art.34 “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni è obbligatoria e gratuita. I capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti dell’istruzione”;

– Art.38 “Gli inabili hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale”. (…)

I problemi di una persona rappresentano un’occasione per affrontare i problemi comuni a tante altre persone.

La circolare ministeriale sui Bisogni Educativi Speciali del 6 marzo del 2013, in continuità con la normativa sui Disturbi Specifici di Apprendimento del 2011, ridefinisce e completa il tradizionale approccio all’integrazione scolastica, basato sulla certificazione della disabilità, estendendo il campo di intervento e di responsabilità di tutta la comunità educante all’intera area dei Bisogni Educativi Speciali (BES), comprendente: “svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse” (Circolare ministeriale 8 del 6 marzo 2013).

Avendo identificato un alunno come BES, va predisposto un PDP (Piano didattico personalizzato), un percorso individualizzato che permetta l’integrazione e l’inclusione dello/a studente/essa a scuola, ovvero che garantisca il suo diritto all’istruzione e all’educazione, il pieno sviluppo della sua personalità e l’effettiva partecipazione alla vita scolastica.

Integrare una persona con difficoltà significa includerla attivamente nella quotidianità, non vedendola solo come “diversa” e “speciale”, ma riconoscendone anche la “normalità”.

Normalità dunque come uguaglianza di valore. Alla normalità si deve dare un primo significato (e valore) come identità dei diritti: normalità come pari valore di ognuno, uguaglianza dei diritti, a prescindere dalle condizioni personali, sociali, ecc. Il pari valore intrinseco di ogni persona è alla base dell’intero corpus di leggi e norme del nostro Paese, partendo dalla Costituzione. […] Bisogno di normalità, dunque, come affermazione del possesso degli stessi diritti di tutti gli altri, dell’essere soggetto di valore pari a quello di tutti gli altri e di avere pari opportunità. Anzi, diritto a compensazioni e aiuti se qualcosa ostacola la realizzazione del proprio potenziale: si pensi alla lezione di Don Milani “dare di più a chi ha di meno”, non solo garantire a tutti le stesse possibilità (Ianes, Dario: La speciale normalità – Strategie di integrazione e inclusione per le disabilità e i Bisogni Educativi Speciali, Erickson, Trento, 2006).

Prosegue Ianes:

La lotta per l’integrazione scolastica, […] le lotte per i diritti umani in tutto il mondo partono ovviamente da questo bisogno di uguaglianza, dal bisogno di essere considerati pari agli altri, non inferiori. Sentirsi normali nel senso di sentirsi di pari valore, anche se profondamente diversi (Ianes, Dario: La speciale normalità).

In quest’ottica, compito dell’insegnante è attuare buone pratiche per l’integrazione scolastica, promuovendo la persona “diversa”, valorizzando le sue potenzialità individuali, riconoscendo la sua “specialità” ma vedendo anche la sua “normalità”. L’insegnante di classe deve interagire con l’insegnante specializzato sul sostegno (un insegnante che fa da mediatore tra il soggetto disabile e gli altri soggetti della scuola, un insegnante competente e garante per il sostegno e l’integrazione scolastica) per attuare l’integrazione scolastica e favorire poi l’integrazione in tutti i contesti sociali.

Tenendo conto delle personalità degli/e alunni/e, in base ai diversi bisogni educativi speciali, l’insegnante di classe deve adattare la sua proposta didattica alle caratteristiche individuali dei discenti, diversificando i percorsi di insegnamento/ apprendimento, individualizzandoli, e attuando degli interventi speciali, per assicurare a tutti le competenze di base. Questi interventi speciali devono basarsi sui principi della ‘gradualità’, della ‘gratificazione’ e del ‘gruppo come risorsa’, e avvalersi di strategie didattiche adeguate, progettando congiuntamente agli altri insegnanti, lavorando sui contenuti e adattando gli obiettivi e i materiali, per raggiungere obiettivi e traguardi comuni.

I BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI

“La direttiva del 27/12/2012 e la C.M. 8/2013” hanno introdotto la nozione di “ Bisogno Educativo Speciale” (B.E.S.) come categoria generale comprensiva di tutte le condizioni richiedenti l’impiego calibrato, in modo permanente o temporaneo, dei cinque pilastri dell’inclusività:

❖ individualizzazione, percorsi differenziati per obiettivi comuni;

❖ personalizzazione, percorsi e obiettivi differenziati;

❖ strumenti compensativi;

❖ misure dispensative;

❖ impiego funzionale delle risorse umane, finanziarie, strumentali e immateriali.

L’INDIVIDUAZIONE DEGLI ALUNNI CON B.E.S.

In presenza di studenti con BES è necessario, in primo luogo avere conoscenza preventiva delle varie tipologie di BES e delle risorse e delle strategie necessarie per operare. Occorre, poi, formalizzare compiti e procedure, in modo che tutti cooperino al raggiungimento di esito positivo. Il riconoscimento formale (con verbalizzazione assolutamente motivata) da parte del consiglio di classe è il primo momento della “storia inclusiva” dell’alunno con B.E.S. diverso dalla disabilità o da un D.S.A. o assimilabile (in quanto per questi ultimi la formalizzazione consegue a disposizione di legge: 104/1992 e 170/2010 come integrata ai punti 1.2 e 1.3 della Direttiva Ministeriale del 27/12/2012).

Il PAI è uno strumento per la rilevazione, il monitoraggio e la valutazione del grado di inclusività della scuola.

La Circolare Miur n. 8 del 6/3/2013 (Direttiva Ministeriale 27 dicembre 2012 – Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali), fornisce indicazioni in merito alla redazione del Piano annuale per l’Inclusività che è riferito non solo agli allievi disabili, ma a tutti gli alunni con Bisogni Educativi Speciali.

Il PAI è il documento che, redatto entro il mese di giugno dal Gruppo di lavoro per l’inclusione (GLI) e approvato dal Collegio Docenti, fornisce un quadro dettagliato dell’anno scolastico appena trascorso e fornisce indicazioni per il nuovo anno.

Il documento si articola in due parti:

  • Parte I – Analisi dei punti di forza e di criticità. In esso si individuano i punti di forza e criticità degli interventi di inclusione posti in essere nel corso dell’anno appena trascorso e si riportano i dati relativi al periodo settembre – giugno.
  • Parte II – Obiettivi di incremento dell’inclusività proposti per il prossimo anno. In esso vengono riportate le proposte operative di miglioramento che si intendano attuare nell’anno scolastico successivo al fine di incrementare il livello di inclusione generale della scuola.

Di seguito l’ultimo documento redatto:

PAI IC Zavalloni Riccione a.s. 2019.2020 v1

Questo documento è il protocollo di accoglienza di Istituto e costituisce la linea guida di informazione, riguardante l’accoglienza e l’inserimento ottimale degli alunni che presentano Disturbi Specifici di Apprendimento. Nella scuola odierna le differenze relative a situazioni individuali degli alunni, ai livelli socio-culturali, a modalità di acquisizione ed elaborazione delle informazioni, agli stili personali di apprendimento rendono di fatto necessario un lavoro individualizzato, la progettazione di interventi e azioni mirate. La personalizzazione dell’apprendimento (a differenza dell’individualizzazione) non impone un rapporto di uno a uno tra docente e allievo con conseguente aggravio del lavoro dell’insegnante, ma indica l’uso di “strategie didattiche finalizzate a garantire a ogni studente una propria forma di eccellenza cognitiva, attraverso possibilità elettive di coltivare le proprie potenzialità intellettive (capacità spiccata rispetto ad altre/punto di forza). In altre parole, la PERSONALIZZAZIONE ha lo scopo di far sì che ognuno sviluppi propri personali talenti” (M. Baldacci).

L’idea principale di questo protocollo per l’accoglienza degli alunni con DSA, nasce dalla volontà di rendere concrete nella consuetudine didattica di ogni giorno queste indicazioni. Contiene le linee guida per favorire un ottimale inserimento dell’alunno con DSA, le indicazioni che definiscono i compiti e le figure coinvolte nel processo di inclusione e le diverse fasi dell’ingresso, accoglienza e percorso didattico di questi alunni. Il protocollo costituisce uno strumento di lavoro e pertanto è soggetto a integrazioni e rivisitazioni, sulla base delle esperienze realizzate.

FINALITÀ

Il Protocollo, conformemente alla normativa vigente, ha lo scopo di:

  • garantire il diritto all’istruzione e i necessari supporti agli alunni;
  • favorire il successo scolastico e prevenire blocchi nell’apprendimento, agevolando la piena integrazione sociale e culturale;
  • ridurre i disagi formativi ed emozionali;
  • assicurare una formazione adeguata e lo sviluppo delle potenzialità;
  • adottare forme di verifica e di valutazione adeguate;
  • sensibilizzare e preparare gli insegnanti e i genitori nei confronti delle problematiche legate ai D.S.A.;
  • prestare attenzione ai segnali deboli, indicatori di rischio di D.S.A., mediante screening e osservazioni attente a partire dalla scuola dell’infanzia.

Protocollo Accoglienza DSA IC Zavalloni 2019

Alunni stranieri

Nelle “Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri” del febbraio 2014 si legge: “ I minori stranieri, come quelli italiani, sono innanzitutto persone e, in quanto tali,  titolari di diritti e di doveri che prescindono dalla loro origine nazionale. La tutela del diritto di accesso a scuola del minore straniero trova la sua fonte normativa nella legge sull’immigrazione n.40 del 6 marzo 1998 e nel decreto legislativo n. 286 del 25 luglio 1998. La legge n. 189 del 30 luglio 2002 ha confermato le procedure di accoglienza degli alunni stranieri a scuola”

  1. Chi sono gli alunni di origine straniera?
    • Alunni con cittadinanza non italiana
    • Alunni con ambiente familiare non italofono
    • Minori non accompagnati
    • Alunni figli di coppia mista
    • Alunni arrivati con adozione internazionale
       
  2. La distribuzione nelle scuole degli alunni stranieri

Nell’ambito delle singole scuole, l’orientamento più diffuso è quello di favorire l’eterogeneità delle cittadinanze nella composizione delle classi… Specifiche esigenze didattiche possono richiedere la formazione temporanea di gruppi omogenei. Il numero degli alunni con cittadinanza non italiana non può superare, di norma, il 30% del totale degli iscritti.

Gli studenti stranieri che intendono proseguire gli studi presso istituzioni scolastiche italiane, e che siano ancora in età, secondo l’ordinamento scolastico italiano, di obbligo scolastico, vengono iscritti alla classe corrispondente all’età anagrafica, salvo che il collegio docenti deliberi diversamente tenendo conto:
-dell’ordinamento degli studi del Paese di provenienza dell’alunno, che può determinare l’iscrizione ad una classe immediatamente inferiore o superiore rispetto a quella corrispondente all’età anagrafica;
-dell’accertamento di competenze, abilità e livelli di preparazione dell’alunno;
– del corso di studi eventualmente seguito dall’alunno nel Paese di provenienza;
-del titolo di studio eventualmente posseduto dall’alunno.
Qualora invece, gli studenti stranieri non siano più soggetti all’obbligo scolastico secondo l’ordinamento italiano, e devono iscriversi presso le istituzioni scolastiche di istruzione secondaria superiore, devono alternativamente richiedere l’ equipollenza al diploma di licenza conclusiva del primo ciclo di istruzione, se cittadino comunitario, ovvero il Consiglio di Classe dell’istituzione scolastica cui l’alunno aspira ad iscriversi, valuterà l’accoglimento della richiesta, eventualmente subordinandolo al superamento di prove integrative ritenute necessarie ed avendo a riferimento il requisito dell’età, che non può essere inferiore a quella di chi abbia seguito normalmente gli studi in Italia.
I documenti da dover presentare, direttamente ad una istituzione scolastica italiana scelta per l’inserimento dello studente sono i seguenti:
certificato che attesti gli anni di scolarità o il titolo di studio recante firma del Dirigente scolastico della scuola frequentata nel Paese straniero, legalizzata dall’Autorità diplomatica o consolare italiana in loco;
dichiarazione di valore accompagnata dalla traduzione in lingua italiana del titolo (certificata e giurata, conforme al testo straniero) o del certificato che attesti gli anni di scolarità, da parte dell’Autorità diplomatica o consolare italiana operante nel Paese in cui il documento e stato prodotto;

In allegato:

  • Decreto legislativo 297/94
  • Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri 2014
  • Protocollo di accoglienza degli alunni con nazionalità non italiana
  • “Diversi da chi?” – Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura del MIUR

Decreto legislativo 297/94  – Decreto Legislativo n. 297_94

Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri 2014 – Miur linee_guida_integrazione_alunni_stranieri_2014

“Diversi da chi?” – Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura del MIUR – DIVERSI DA CHI  

LINEE GUIDA DIRITTO ALLO STUDIO ALUNNI FUORI FAMIGLIA 2017

PPT-Alunni-NAI